14 LA VERITA’
Il cellulare di Chad squillò, era ancora presto e ci guardammo preoccupati e ancora assonati.
Chad rispose e, dalla voce, capii che c’era da preoccuparsi.
Quando finì la chiamata, Chad mi guardò sbuffando.
Eravamo proprio sfortunati.
“Qual è il problema?”-chiesi pensierosa.
Iniziò a spiegarmi. “Era la mamma. Questa notte dovevano prendere l’aereo di ritorno. Avrebbero dovuto fare diversi scali, perciò il tempo per arrivare era lungo e dovevano partire addirittura un giorno prima”
Lo guardai interrogativa. “Quindi?”
“Il punto è che un aereo non è arrivato. Dicono che ci sono problemi con la compagnia e che il tempo non ha aiutato. Lì diluvia, perciò tutti i viaggi che dovevano prendere sono stati rimandati.
Non sanno come tornare a casa. Tutti i biglietti che avevano comprato..sperano che i soldi non vengano buttati all’aria..sarebbe una cosa..una perdita...
Staremo ancora a casa da soli, per non so quanto..forse altri giorni..”-si fermò un attimo per vedere come stavo reagendo alla brutta notizia.
Il mio cuore aveva iniziato a battere forte, volevo i miei genitori, mi mancavano e avevo bisogno di loro.
“No..ma..perchè? Chad perché succedono tutte a noi?!!”
Doveva continuare e non sembravano belle notizie.
“Non è finita qui orsacchiotto…domani penso che dovremmo andare dalla polizia..dobbiamo raccontare i fatti..l’hanno detto anche i poliziotti..
Oggi ci prendiamo un po’ di fiato, possiamo stare a casa, ma se vuoi anche uscire”.
“Chad..io non me la sento di uscire..ho un po’ di..paura.
So che non dovrei avercela, nessuno sano di mente”-e sottolineai la parola sano-“potrebbe farmi del male per strada, ma guardami..sono orribile, ho la faccia di un cadavere e mi sento male..non ce la fac..”.
Chad mi mise la mano davanti alla bocca. “Shh..tranquilla non ti servono scuse..staremo a casa insieme..Ti voglio troppo bene, sai?”
“Anche io”-il mio cuore però diceva ti amo.
Con molta fatica riuscimmo a prendere sonno e con le preoccupazioni che avevamo, c’era sempre quella sensazione, di pianto, che da un momento all’altro le lacrime sarebbero scese per la millesima volta. Dovevo resistere, per me, per tutti.
*
Il giorno dell’interrogatorio arrivò. Mi preparai il meglio possibile. Ero preoccupata. Che cosa avrei dovuto dire? Poi questo quesito trovò subito una risposta: la benedetta verità.
Anche Chad si era preparato al meglio, per dare una bella impressione.
Chiusi la porta a chiave e saliti in auto, ci dirigemmo verso il distretto.
Alla mente mi venne il ricordo di pochi giorni prima, al parco, una delle giornate più belle di tutta la mia vita.
Chad mi prese la mano. “Tutto apposto?”
Ed io con una voce smorzata risposi di si.
Il tragitto non era molto lungo. Fissai gli alberi piantati vicini..erano bellissimi.
Il sole splendeva alto nel cielo e la gente camminava tranquilla ai bordi della strada.
Arrivati a destinazione il mio cuore iniziò a tamburellare.
“Sono terrorizzata”-il volto di Matt era lì, fermo nella mia mente e non sapevo che fare.
Varcammo la porta e ci trovammo in una grande stanza soleggiata.
Personaggi loschi si aggiravano ammanettati, tenuti stretti dai poliziotti.
Le pareti erano bianche e spoglie, attraversate da crepe spaventose.
Ci dirigemmo alla reception.
Una signora di mezza età, seduta davanti ad una scrivania di legno, dall’aria costosa, ci squadrò da testa a piedi e poi parlò: “Buongiorno. Io sono Carmen, voi siete?”
Chad rispose: “ Chad e Veronica Larren”
“Siete qui per?-chiese con fare quotidiano. I riccioli neri svolazzanti erano raccolti in una coda, non elegante. Sembrava che lavorasse lì da una vita.
“Noi..dobbiamo..testimoniare per un fatto che è avvenuto l’altro ieri e..non sappiamo bene come funziona la procedura per questi avvenimenti. I nostri genitori sono all’estero in vacanza e.. la storia è lunga..
Tentato omicidio è l’accusa”.-Chad cercò di essere il più chiaro possibile.
La bocca di Carmen si arricciò. “E’ una cosa alquanto grave”.
Lui aggiunse: “ Uno dei poliziotti che è venuto ad arrestare be..quella persona, ci ha detto che avremmo dovuto spiegare i fatti”.
Carmen si alzò in piedi. “Attendete qui un momento, prego”.
Guardai la stanza con aria circospetta. “Sono preoccupata..”
“Non temere”-Chad mi prese per mano e la strinse.
Carmen ritornò con due uomini al suo fianco. Si presentarono uno dopo l’altro.
“Buongiorno, io sono Patrick Smith, un investigatore di questa questura.”
Poi l’altro fece lo stesso: “ Io sono Jim Quil, poliziotto, seguiteci prego”.
Ci guidarono in una piccola stanza quadrata.
Un tavolino era situato al centro, attorno al quale c’erano quattro semplici sedie di color bianco.
Le pareti erano spoglie. Ne quadri o altro. Mi sembrava ovvio, visto il posto in cui mi trovavo.
Il pavimento color noce era graffiato ovunque. Ci invitarono a rilassarci.
“Accomodatevi pure”.
Mi sedetti vicino a Chad, mentre i due poliziotti stavano di fronte a noi.
Uno dei due estrasse dalla tasca dei pantaloni un piccolo registratore, schiacciò il tasto rec e iniziò a parlare: “Le testimonianze di Matt Bass erano infondate, ovviamente avevamo per forza bisogno del vostro aiuto. Vi avremmo contattato al più presto, ma visto che siete venuti voi, vi ringraziamo.
Matt Bass ha la fedina penale pulita. E’ la prima volta che viene arrestato”.
Quindi aveva mentito! Non era un esperto di omicidi o cose simili, mentiva, mentiva!
Poi riprese: “Ora dovrete raccontarci tutto quello che è successo, tutto”
Iniziammo a spiegare. Dalla partenza dei nostri genitori, che sembrava così lontana all’arrivo di Matt. Di come era riuscito a stregarmi e di come aveva cercato di abusare di me.
Al tentato omicidio.
Mentre le parole uscivano dalla mia bocca mi sentivo sempre più male.
Non avevo più saliva ed ogni confessione era simile a uno scalino da salire, di una lunga scala, dove la cima era a chilometri di distanza.
Chad contribuiva a dare altri particolari al racconto, in modo da sembrare sinceri al massimo, cosa che era infatti.
A quel punto mi venne un dubbio, che mi fece rabbrividire di paura.
Ci avrebbero creduti? Chi potrebbe credere a due adolescenti? E i nostri genitori dov’erano? Erano all’oscuro di tutto, e a me mancavano.
E se Matt fosse uscito per mancanza di prove?
I poliziotti ascoltavano le nostre parole con attenzione.
Sembrava non volessero perdersi niente..come se fosse servito.
Alla fine, sia io che Chad eravamo quasi senza voce e, nell’attesa di una loro risposta, mi prese per mano.
Mi guardò e mi sorrise. Io contraccambiai, ma mi sentivo strana.
Il poliziotto spense il registratore e l’investigatore parlò: “Purtroppo la situazione è molto particolare. I momenti in cui siete stati vittime di tutto questo, sono sempre stati nell’ambito di casa. Dalla vostra testimonianza, abbiamo potuto trarre la conclusione che non avevate avuto un rapporto di amicizia o simile.
Se venisse messo in carcere per un tot di anni, sarebbe nostra la colpa”. Si alzò dalla sedia, si mise le mani in tasca e riprese: “Le uniche fonti che abbiamo sono le vostre. Mentre i poliziotti che lo hanno arrestato, come ci avete informati, lo hanno colto in flagranza, mentre era armato di un coltello.
Se fosse solo per quell’avvenimento del coltello, non starebbe in carcere più di qualche mese”.
Il mio cuore iniziò a pulsare forte, mentre le lacrime iniziavano a scendere, forse per la centesima volta in quella settimana.
Chad infuriato si alzò in piedi velocemente, spostando la sedia con un gran fracasso.
“Ma vi sembra giusto?Per fortuna mia sorella non è più traumatizzata, altrimenti sarebbe dovuta andare da uno psicologo! Come facciamo a sapere che quando uscirà, non verrà da noi per vendicarsi? Ci ha pure minacciati! È inammissibile!”
L’altro poliziotto cercò di consolarlo: “Senta giovanotto..è la legge, noi cercheremo di fare il nostro meglio, ma purtroppo non sappiamo con certezza quali saranno le conclusioni”.
Mi toccai la fronte con la mano, ero fuori di me, ma non lo feci vedere, per paura di qualche conseguenza.
Risposi semplicemente: “ Se volete la mia sofferenza, lasciatelo pure libero”.
Chad intervenne prontamente: “Ma Veronica questa non è la soluzione! Quel pazzo deve stare dietro le sbarre fino a quando si dimenticherà di te!”. Si passò una mano tra i capelli, era così nervoso che sarebbe stato capace di spezzare il tavolo in due.
“Adesso che succederà?”-chiesi preoccupata.
“La vostra storia ora c’è, ma..la sentenza spetterà ad un giudice, lo sapete. Essendo minorenni e avendo la vostra testimonianza registrata in questa cassetta, forse non servirà nemmeno la vostra presenza in tribunale, anche per evitarvi tutta questa confusione”.
-Forse è la cosa migliore -pensai.
“Se questo è tutto…”
Mi alzai debolmente, sentendo la testa pesante.
La vita è proprio un groviglio di emozioni..se fossero solo fantastiche, vivremmo tutti in una cupola. Le brutte arriverebbero in qualsiasi caso, c’è qualcuno lassù, forse, che ci vuole far soffrire, come se fossimo nati solo per quello.
L’investigatore mi guardò negli occhi, con pena.
Poi aggiunse: “C’è qualcos’altro…”.
Chad sbatté la mano sul tavolo e urlando, disse: “Cosa!?”
L’altro poliziotto parlò. “C’è la possibilità..se desiderate..di vedere l’imputato..”
Vedere Matt?
Il cuore, che ormai scoppiava, rispose con un lamento.
Chad mi guardò con fare interrogatorio.
“Voglio chiarire una volta per tutte..con lui..”
“Sarai chiusa in una stanza con lui, ma non preoccuparti, se succede qualcosa, o vuoi semplicemente uscire, basterà dirlo”-disse il poliziotto.
Io prima di rispondere guardai il mio sole, attendendo il consenso o meno.
Era una statua, fermo a pensare. Ero così curiosa di scoprire la sua ragnatela di pensieri..
“Puoi, ma ti prego..stai attenta..”
Mi diressi in quello stanzino, dall’aria lugubre.
Matt non si era accorto che ero entrata. Era seduto sulla sedia, a gambe incrociate.
Mi accorsi che aveva un alone attorno ad un occhio, non era un buon segno.
Provai pena per un attimo, poi scomparve.
Quando alzò la testa mi guardò serio. I suoi occhi azzurri..così profondi che mi avevano fatto innamorare per un semplice istante.
Pensai a Chad, posando la mano sul cuore. Mi stava aspettando alla reception, chissà..come si sentiva..io che andavo da quel bastardo.
In realtà non capivo nemmeno quello che volevo.
Un semplice chiarimento o qualcosa di più?
Ma proprio nell’istante che i suoi occhi incontrarono i miei, presi un colpo.
Non ce li aveva più da un ragazzo con seri problemi mentali..Ma un ragazzo normale, lo stesso che mi aveva baciato dopo poche ore dal nostro primo incontro.
Ma non avrei dovuto cedere in quel momento, sarei dovuta essere forte.
Mormorai un semplice “Ciao”.
Lui continuava a guardarmi. Nel viso si vedeva una repressione di uno strano sentimento..o forse di un qualcosa che voleva fare..stavolta però, c’erano tanti di quei poliziotti che non ne avrebbe avuto la forza.
Iniziò a canticchiare qualcosa, imbarazzato.
Io feci una smorfia. “Potresti..anche..salutarmi..”
“Perché dovrei?”-mi disse ridendo.
Accigliata risposi: “Sono venuta qui per te. Se non te ne sei accorto!”
Quelle parole non dovevano fraintendere niente di niente.
Ma era più forte di me! Come facevo a resistere a quel viso? E soprattutto a quella voce.
C’era…ero sicura, un groppo in gola, che man mano che il silenzio continuava, anche questo aumentava. Inghiottii saliva fino a quando non mi stufai.
“Hai intenzione di dirmi qualcosa oppure me ne devo andare?”
“A me basta anche solo la tua presenza, Veronica”
…..E adesso?
“Continua”-risposi.
Matt si sedette meglio e appoggiò le mani ammanettate al tavolino.
“Non so come spiegarmi”-si grattò la testa, con fare intimidito-“so che ormai non ho più speranze con te, ma in quel momento..quando ti ho stretto con la forza..non so che mi è preso.
Era come un modo per proteggerti.
Nah...Sembra un mare di frottole, Veronica, come faccio a spiegarti i miei sentimenti, se ho un groviglio nello stomaco che non mi fa pensare?”-finì la frase urlando, con fare pentito.
Stavo per scoppiare a piangere. “Sii forte, sii forte!”-continuavo a pensare.
“E non ti eri accorto che non volevo, eh?!
Non sai come mi sono sentita..
Un verme schiacciato da una semplice foglia!!”
Iniziai a toccarmi le braccia, come per riscaldarmi..e non sapevo più che dire.
“Ma io..Veronica..non so che mi è preso!”
“E tu pensi che una persona normale si comporti così?
Mi hai quasi violentato!!”-la voce ormai tremava.
Alzai il viso che avevo abbassato per tutto il tempo e vidi Matt piangere.
Nella mia testa c’era un misto di pena, ma anche di rabbia. Che faccia tosta aveva per piangermi davanti? Se c’era qualcuno che doveva sgorgare qualcosa dagli occhi ero solo io!
“Non..sai quanto mi sento in colpa! Mentre ho passato la notte, legato e ferito da tuo fratello, ho pianto come..come..”
Ma..mah..
Piegai la testa e continuai a guardarlo.
“Piangi, piangi tu!”-dissi disperata. Non avevamo ancora discusso dell’aggressione..
“E riguardo ieri..non ci sono commenti. Mi pento amaramente. Come vedi questa è la mia punizione..la galera..”
Io stavo ancora pensando al momento in cui aveva cercato di violentarmi.
Se non fosse successo nulla, forse in quel momento io mi sarei trovata nelle sue braccia e non in quelle di Chad. Tutte le preoccupazioni e i pregiudizi sarebbero caduti come un muro.
No. Che discorsi ASSURDI. L’unica persona che amavo era mio fratello.
Poi con la voce che tremava dissi: “Devo fare una cosa altrimenti scoppio”
Lui mi guardò perplesso.
Mi alzai con le gambe, anch’esse che tremavano, e mi avvicinai piano. Non che ci separassero così tanti metri, ma furono i secondi più lenti di tutta la mia vita.
Mi avvicinai mentre , mi guardava.
Sedendomi sulle sue gambe lo abbracciai così forte che non sapevo più che pensare.
Lui cercò di dire qualcosa, non facilitato dal mio braccio che gli copriva la bocca.
“Che stai facendo, Veronica?”
“Quello che avrei dovuto fare da più tempo”-e lo abbracciai così forte che sembrava un orsacchiotto.
Era solo un momento di debolezza che dopo mi sarebbe passato.
Gli sussurrai una cosa all’orecchio: “Hai ferito mio fratello e questo non te lo perdonerò mai”.
La sua barba corta mi grattò una guancia e disse: “Se fosse quella..la cosa peggiore che ho fatto..
Sono state tutte le mie azioni purtroppo..non so quante volte dovrò dirti scusa prima che tu mi perdoni..”.
E io lo rassicurai: “Ora non devi pensare a queste cose..pensa solo a me”.
Non sapevo se pentirmi o meno. Era così inspiegabile quello che sentivo dentro che..mi faceva morire.
“Sono egoista”-dissi alla fine.
Lui non rispose, era troppo concentrato ad apprezzare il mio odore, mentre mi bagnava il cappotto, disperato. Iniziai ad accarezzarlo, mentre il volto di mio fratello continuava a passarmi davanti.
Era arrivato il momento di dirgli addio per sempre?
Sempre stata indecisa nella mia vita e forse quella sarebbe stata la decisione più difficile.
Mi allontanai e lo guardai negli occhi. “Cosa pensi adesso?”-gli domandai.
Stranito, rimase zitto per un po’.
Non sa che rispondere-pensai.
Aspettai con pazienza per alcuni minuti, poi parlò: “La mia vita è stata sempre una battaglia, mio padre soprattutto non mi ha mai apprezzato e questo mi ha sempre demoralizzato. Non avevo soldi per l’università, il mondo era un intrico di rose con le spine, che in ogni situazione mi pungevano come aghi assassini. Poi quel giorno che ti ho vista per la prima volta, ho visto un angelo. Ho visto la cosa più bella di questo mondo, ho visto te”.
Le mie guance erano in fiamme ed ero senza parole. Lo guardavo in piedi. Era lì seduto davanti a me e i suoi occhi azzurri mi fissavano come se fossi una dea. Chi mai mi avrebbe trattato così?
Ma..lui mi aveva aggredita. Cosciente o meno delle sue azioni, mi aveva ferita dentro e per tutte le pene che poteva provare, questa era una cosa incancellabile. Lui aveva dei problemi e doveva curarli, ne ero certa. Presi la mia decisione: anche se fosse uscito dalla prigione, ero convinta che non mi avrebbe più fatto nulla. Lo potevo vedere dai suoi occhi e mi doleva così tanto che non sarebbe passato molto prima che me andassi e non lo avrei più rivisto.
“La settimana che ho passato con te è stata ricca di emozioni. Un barile di emozioni anzi”-risi-“i primi giorni sono stati indimenticabili..soprattutto il primo, non sai come sono stata felice quando mi baciasti, ma contemporaneamente mi sentivo terribilmente in colpa. La mia è una relazione strana, lo sai..”-poi guardai per terra.-“tu hai capito vero..che io amo mio fratello?”
Lui rise nervoso: “Si l’avevo capito..l’amore che prova per te è troppo forte per un semplice legame di parentela..”
Io ripresi il discorso: “Quando ti ho conosciuto, e mi dispiace dirlo, volevo dimenticarmi di lui. Mi aveva ferito e non potevo sopportarlo..Poi però ho notato in te una scintilla di..follia..E mi sono spaventata..ho cercato di allontanarmi il più delicatamente possibile, ma te sei scoppiato.
NON puoi capire cosa mi hai fatto provare. Nemmeno Chad l’ha capito..mi sono sentita una schifezza e il giorno dopo è stato ancora peggio..mi sembrava di stare in un film dell’orrore. E tu, Matt, eri il killer.
Ci hai fatto credere di essere un pazzo, maniaco, killer, molestatore..
Ed ora..piangi davanti al mio viso. E mi sembri così fragile che l’unica cosa che riesco a dirti è: Curati Matt, per te, per tutti. Quando sarai guarito..potrai cercarmi..potranno essere mesi..ma forse anche anni. Quindi..”
Lui mi prese il braccio e mi disse: “Non dimenticarti di me, Veronica..tu sei la mia vita”.
Mi allontanai velocemente, inciampando. Lui si alzò, non voleva guardarmi per l’ultima volta.
Con la mano mi accarezzò la guancia, mi baciò di sfuggita..Le sue lacrime mi bagnarono il viso.
Io lo abbracciai e gli sussurrai all’orecchio: “Non ti dimenticherò mai, tu sei stato l’unico a farmi sentire una regina, non una principessa, una vera regina..”-guardai per l’ultima volta quegli occhi da dio dell’olimpo e mi diressi alla porta.
Lo sentii correre, da dietro mi prese le mani incrociandole alle sue. “Per sempre”-mi disse.
Io bussai per farmi sentire e immediatamente mi aprirono. A bassa voce pronunciai le ultime parole: “Ciao Matt”.
*
Arrivai alla reception vedendo Chad e correndo in lacrime lo abbracciai.
Lui iniziò a sussurrami: “E’ tutto finito..E’ tutto finito amore mio”.
“Andiamo via Chad”-dissi.
“Volevo sentire solo questo”-ci alzammo e prendendomi per mano uscimmo.
Non mi sarei mai dimenticata di quegli occhi azzurri da mozzare il fiato..di quel sarcasmo che solo tu avevi..e di come mi hai fatto sentire bene..in quei primi giorni..
ERA FINITA. Matt..ancora oggi ti penso. Sei sempre nel mio cuore..anche se ci hai lasciato così..